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Dress-Code: quando il costo è deducibile
Posted by:Alberto Liviero, aprile - 20 - 2017

“Posso dedurmi le spese per il vestiario?”. Questa è una delle classiche domande “da bar” ma sono sicuro che, in realtà, più di qualcuno me l’ha posta seriamente. Ebbene la risposta è “nì”.

La questione della deducibilità del vestiario collegato all’esercizio di una attività di lavoro autonomo (professionisti ed agenti di commercio) è stata poco esaminata dalla giurisprudenza e si presta facilmente a rilievi fiscali da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Di fatti, se da un lato la deduzione delle spese per alcune tipologie di vestiti la prova dell’inerenza è inconfutabile (la toga per l’avvocato o gli indumenti necessari per la sicurezza nel luogo di lavoro) dall’altro lato è altrettanto facile contestare la mancata inerenza della spesa sostenuta per un indumento destinato ad un impiego non solo professionale ma anche privato. Mi viene in mente il frac per il direttore d’orchestra il cui utilizzo potrebbe avere anche un impiego nella vita privata.

Una nota sentenza della C.T. Prov. di Milano la, n. 6443/40/16, ai più conosciuta come la “Sentenza Belen” (sì esatto, proprio quella Belen), ha sancito la deducibilità al 50% dei costi per l’abbigliamento utilizzato durante le prestazioni professionali.

Nel caso esaminato i giudici hanno consentito la deduzione degli abiti utilizzati durante le trasmissioni televisive in quanto erano stati acquistati direttamente dalla presentatrice, come risultava dai contratti d’ingaggio. Da questi ultimi, infatti, emergeva che per le trasmissioni televisive era espressamente previsto che l’artista dovesse usare un adeguato vestiario moderno di sua proprietà. Alla luce di ciò l’inerenza di detti costi, fatti rientrare nella sfera professionale della presentatrice televisiva, è stata ritenuta oggettivamente dimostrata e, quindi, consentita la deducibilità del 50% dei relativi importi.

Analoghe conclusioni dovrebbero dunque valere per tutti quei professionisti che, per contratto o accordi formali, sono tenuti a indossare determinati abiti in occasione di incontri con i clienti, laddove sia previsto, appunto, uno specifico e adeguato abbigliamento professionale. Coloro che, invece, operano individualmente, potendo scegliere in libertà come vestirsi, non potrebbero avvalersi di questo eventuale “vincolo contrattuale”.

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Bilanci Micro Imprese: Novità 2017
Posted by:Alberto Liviero, marzo - 24 - 2017

Una delle principali novità delle nuove regole sul bilancio, in vigore dal 1° gennaio 2016, è l’individuazione, nell’ambito della disciplina del bilancio di esercizio, di tre categorie di imprese: imprese di grande dimensione, imprese di piccola dimensione e micro-imprese. Per quest’ultime le novità sono senz’altro più interessanti.

QUALI SONO LE MICRO IMPRESE

Sono considerate micro imprese le società di cui all’art. 2435-bis del c.c. che, nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, non abbiano superato due dei seguenti limiti (art. 2435-ter comma 1 del c.c.):

– totale dell’attivo dello Stato patrimoniale: 175.000 euro;

– ricavi delle vendite e delle prestazioni: 350.000 euro;

– dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 5 unità.

Sulla base di questi criteri anche imprese con valori importanti potrebbero infatti redigere un bilancio d’esercizio caratterizzato dai soli prospetti contabili e poco più. Ne sono un esempio le holding industriali che spesso non hanno dipendenti o, se li hanno, potrebbero ben essere inferiori alla media annua di 5 unità prevista dall’articolo citato.

ESONERI

Le micro imprese sono esonerate dalla redazione:

– del Rendiconto finanziario;

– della Nota integrativa, a condizione che in calce allo Stato patrimoniale risultino le informazioni previste dall’art. 2427 comma 1, n. 9 (importo complessivo di impegni, garanzie, ecc.) e 16 c.c. (compensi, anticipazioni e crediti verso amministratori e sindaci);

– della Relazione sulla gestione, a condizione che in calce allo Stato patrimoniale risultino le informazioni richieste dall’art. 2428 comma 3, nn. 3 e 4 c.c. (relativi alle azioni proprie).

Inoltre le società che redigono il bilancio delle micro imprese non applicano:

– le deroghe per casi eccezionali (art. 2423 comma 5 c.c.);

– la valutazione dei derivati al fair value (art. 2426 comma 1 n. 11-bis c.c.).

Infine nel caso di superamento, per due esercizi consecutivi, dei limiti dell’art. 2435-ter c.1, l’obbligo di redazione del bilancio in forma abbreviata o ordinaria, a seconda dei casi, scatta fin dal secondo esercizio di superamento dei parametri. La norma però, con riferimento alla temporalità dei due esercizi, non si presta ad un’interpretazione univoca. Così come per le srl che alle spalle hanno solo un anno di attività, il 2016.

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L’importanza dell’organigramma aziendale
Posted by:Alberto Liviero, gennaio - 17 - 2017

 non devo risolvere io questo problema! questa mansione non è di mia competenza!

Se ti è capitato di cogliere affermazioni del genere dai tuoi collaboratori o dipendenti molto probabilmente è giunto il momento di pensare ad implementare all’interno dell’azienda un organigramma o, qualora già esistente, di una sua revisione.

L’organigramma è uno strumento organizzativo in cui vengono riportate le relazioni gerarchiche dei componenti dell’organizzazione. Ognuno all’interno dell’azienda deve avere un ruolo chiaramente espresso e formalizzato.

So che può sembrare scontato ma assolutamente non lo è. Anche se l’organizzazione è composta da 4 o 5 persone l’organigramma deve essere impostato, perché mette ordine e chiarezza nei rapporti e nei ruoli evitando inefficienze e disottimizzazioni che possono portare a malumori all’interno dell’azienda.

Il punto di partenza per la costruzione dell’organigramma è dare risposta alle seguenti domande: “chi è il capo di chi?”, “chi risponde a chi?” e “chi ha potere di delega/controllo su chi?”. Rispondere correttamente consente di delineare la struttura gerarchica dell’azienda evidenziando ruoli e responsabilità, affinché affermazioni, come quelle sopra citate, non siano più un’abitudine.

A mio avviso l’organigramma, per essere effettivamente funzionale, necessita di tre caratteristiche fondamentali:

  1. deve essere redatto per iscritto;
  2. chiarezza, cioè ben delineato, senza approssimazioni o zone grigie;
  3. portato a conoscenza di tutti i dipendenti e collaboratori e, soprattutto, condiviso.

Attenzione a non confondere o sovrapporre l’organigramma con il FUNZIONIGRAMMA. Quest’ultimo, diversamente, risponde alla domanda: “chi fa che cosa?”, quindi identifica le funzioni, mentre l’organigramma definisce i ruoli. Se pensi che ruoli e funzioni siano la stessa cosa stai sbagliando, perché a ciascun ruolo sono conferiti poteri e attribuite responsabilità mentre le funzioni delineano le attività che ciascun componente dell’azienda è chiamato a compiere.

 

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La Cesta Natalizia: qual è il trattamento fiscale?
Posted by:Alberto Liviero, dicembre - 09 - 2016

In prossimità del Natale è consuetudine per aziende, imprenditori e liberi professionisti acquistare beni da destinare ai propri clienti sotto forma di omaggi. La cesta natalizia o la singola bottiglia ne sono un classico esempio. Ma come comportarsi ai fini delle imposte dirette e dell’IVA? Scopriamolo insieme…

ACQUISTO DI BENI DA CEDERE GRATUITAMENTE AI CLIENTI

(beni che non rientrano nell’attività d’impresa)

IRES/IRPEF

COSTO UNITARIO < 50 €

COSTO UNITARIO > 50 €
Deducibilità integrale

Spese di rappresentanza (limiti di deducibilità)

IVA

COSTO UNITARIO < 50 €

COSTO UNITARIO > 50 €
IVA detraibile

IVA non detraibile

Degli esempi aiuteranno a chiarire il concetto.

L’acquisto di una bottiglia il cui valore è di 60 € la deducibilità non sarà integrale ma subirà i limiti previsti per le spese di rappresentanza (ne ho parlato in questo post) e l’IVA sarà indetraibile. Viceversa se il valore fosse di 15 € l’intero costo sarà deducibile ai fini delle imposte dirette e l’IVA detraibile.

Nel caso invece di una cesta natalizia composta da più beni (bottiglia di olio o di vino, salumi, biscotti, ecc..), il limite dei 50 € è riferito al valore complessivo dell’omaggio e non al valore dei singoli beni che la compongono (circolare 13 luglio 2009, n. 34/E). Quindi ipotizzando un cesto natalizio composto da tre diversi beni di valore unitario pari a 20 € ciascuno, l’omaggio avrà un valore complessivo pari a 60 €, dunque soggetto a deducibilità limitata.

Ai fini IVA c’è un’eccezione qualora gli omaggi siano destinati ai dipendenti. Di fatti, poiché viene a mancare il presupposto della strumentalità o della finalità promozionale del costo sostenuto, l’IVA sugli acquisti non è detraibile, a prescindere dal costo unitario del bene.

CESSIONE DI BENI DA CEDERE GRATUITAMENTE AI CLIENTI

Beni che rientrano nell’attività d’impresa Beni che rientrano nell’attività d’impresa
Imponibile IVA

Fuori campo IVA (art. 2 c. 2 n. 4 dpr 633/72)

Operativamente l’imponibilità ai fini IVA dei beni da cedere comporta l’emissione dell’autofattura o della fattura con rivalsa di iva oppure indicazione nel registro degli omaggi. Generalmente si preferisce l’opzione dell’autofattura, anche per una questione di “eleganza” nei confronti del cliente.

Infine per la cessione di beni la cui produzione e scambio rientrano nell’attività propria dell’impresa vale l’eccezione per quei beni di modico valore, o prodotti con IVA indetraibile o non idonei alla commercializzazione per i quali, infatti, non è prevista l’imponibilità ai fini Iva.

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Natale e cena aziendale: qual è il trattamento fiscale?
Posted by:Alberto Liviero, dicembre - 02 - 2016

 

In questi primi giorni di dicembre, insieme al freddo polare, sono arrivate anche le prime date per pranzi e cene di Natale con amici, familiari colleghi e dipendenti. Oltre a prepararci fisicamente ad affrontare un numero spropositato di pranzi e cenoni, potrebbe giovare prepararci  ad inquadrare correttamente dal punto di vista fiscale le spese sostenute per pranzi e cene aziendali.

Non esiste un riferimento normativo specifico ma ci può sicuramente dare una mano la Circolare Ag. Entrate 34/2009 nella quale vi è riportata una precisazione alquanto interessante: “non sono qualificabili come spese di rappresentanza quelle sostenute per eventi aziendali in cui sono presenti esclusivamente dipendenti dell’impresa, in quanto tali spese non possono considerarsi sostenute nell’ambito di un’attività promozionale”.

Bisogna quindi fare una distinzione tra la cena a cui partecipano i dipendenti e quella a cui partecipano i clienti. Nel primo caso non si tratta di spese di rappresentanza in quanto non sono presenti clienti. Anche se la spesa non si inquadra come di rappresentanza ciò non fa venir meno la deducibilità della spesa, in quanto essa costituisce una liberalità in favore dei dipendenti, così come indicato dall’art. 100 c. 1 del tuir.
Pertanto le spese relative a servizi utilizzabili della generalità dei dipendenti volontariamente sostenute per specifiche finalità di eduzione istruzione ricreazione assistenza sanitaria e sociale sono:

  • deducibili nel limite del 75% della spesa sostenuta;
  • deducibili per un ammontare complessivo non superiore al 5 per mille dell’ammontare delle spese relative a prestazioni di lavoro dipendente risultante dalla dichiarazione dei redditi.

Nel secondo caso invece, la cena aziendale a cui partecipano i clienti o potenziali tali, le spesa sostenuta si configura come di rappresentanza. Seppur con alcuni limiti, la spesa è comunque deducibile. Ne ho discusso in maniera più approfondita in questo post.

Ai fini IVA l’imposta sarà indetraibile qualora si tratti di spese di ristorazione qualificabili come di rappresentanza mentre nella cena a cui partecipano i dipendenti l’IVA  è interamente detraibile in quanto spese di ristorazione generica.

Infine consiglio di produrre apposita documentazione dalla quale risultino le generalità dei soggetti ospiti, data dell’evento e generalità dei costi sostenuti.

 

 

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Omaggi, regalie e spese di rappresentanza…il natale è alle porte.
Posted by:Alberto Liviero, novembre - 25 - 2016

Manca esattamente un mese a Natale, quale momento migliore per pianificare ferie, regali per i nostri cari….e perché no, anche di decidere se e come omaggiare i propri clienti e dipendenti. C’è di che sbizzarrirsi, si va dalla classica cesta alla cena natalizia o, come vuole l’ultima tendenza, molto più semplicemente con un apericena.

Ma come comportarsi dal punto di vista fiscale? Le spese sono deducibili ? 

Il punto di partenza sono le spese di rappresentanza. Senza addentrarci nel tecnicismo del testo normativo e della prassi (per i più audaci l’articolo è il 108 c. 2 del Tuir e D.M 19.11.2008), rientrano nel concetto di spese di rappresentanza tutte quelle spese che rispondono al requisito di inerenza. L’inerenza si intende soddisfatta qualora le spese siano:

  • sostenute con finalità promozionali e di pubbliche relazioni;
  • ragionevoli in funzione dell’obiettivo di generare benefici economici;
  • coerenti con gli usi e le pratiche commerciali del settore.

Così, ad esempio, rientrano nell’alveo della spese di rappresentanza quelle sostenute per feste, ricevimenti e altri eventi di intrattenimento organizzati in occasione di ricorrenze aziendali, festività nazionali o religiose (ad. Esempio il Natale) o inaugurazione di nuove sedi, uffici o stabilimenti dell’impresa o ogni altra spesa per beni e servizi distribuiti o erogati gratuitamente (es. la penna con il marchio dell’azienda).

Attenzione! È necessario che sia soddisfatto il requisito di congruità. Finché la spesa resta al di sotto di 50€ non ci sono particolari problemi legati alla deducibilità. Il discorso cambia leggermente qualora la spesa sia superiore a 50€. In questo caso bisogna commisurare la spesa all’ammontare dei ricavi. Per cui, le spese di rappresentanza saranno deducibili dal reddito d’impresa nella misura pari al:

  • 1,5 % dei ricavi e altri proventi fino a euro 10 milioni;
  • 0,6 % dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 10 milioni e fino a 50 milioni;
  • 0,4 € dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 50 milioni

Ultima caratteristica, ma non meno importante, è la gratuità. Le spese di rappresentanza sono sempre sostenute a titolo gratuito, in quanto non prevedono per il destinatario la realizzazione di una prestazione, pur fornendo una diretta utilità.

Non perderti i prossimi appuntamenti con i quali scopriremo come inquadrare dal punto di vista fiscale gli omaggi ai clienti e la cena natalizia.


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LEGGE DI BILANCIO 2017 IN PILLOLE
Posted by:Alberto Liviero, novembre - 10 - 2016

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Anche quest’anno, a tiro di novembre, arriva puntuale il disegno di legge di bilancio. Per il 2017 è stato mantenuto il filo conduttore con gli anni passati, sempre in ottica di sostenimento della crescita economica, del rafforzamento dei servizi di base a disposizione dei cittadini (sicurezza, salute, istruzione) e di misure specifiche di sostegno alle fasce sociali più deboli che hanno subito i danni più evidenti della crisi degli anni scorso.
Vediamo, quindi nel breve dettaglio che segue gli interventi di massima previsti, ad oggi dalla Legge di bilancio per l’anno 2017.

IRES

La base imponibile delle società di capitali e ad esse assimilate è colpita con un’aliquota Ires del27,5%. Dal 2017, ma già previsto nella Legge di Stabilità 2016, l’aliquota passa dal 27,5% al 24%.

IRI

E’ prevista l’introduzione della c.d. Iri, per le società di persone e imprese individuali. Il meccanismo della nuova imposta si baserà sull’eliminazione della progressività prevista dall’Irpef a favore di una tassazione con un’aliquota fissa del 24%.

SUPER-AMMORTAMENTO

Viene confermato per tutto il 2017 il meccanismo agevolativo del super-ammortamento del 140% per l’acquisto di beni strumentali. Ma la novità più interessante è l’introduzione dell’Iper-ammortamento del 250% per l’acquisto di beni strumentali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa.

STUDI DI SETTORE: rilevante novità della Legge di Bilancio 2017 è la trasformazione degli studi di settore da strumento di accertamento dei contribuenti a “indicatori di compliace”, cioè gli stessi diventano uno strumento di collaborazione con il Fisco.

CREDITO D’IMPOSA PER R&S: è stata rafforzata la misura agevolativa relativa al credito d’imposta concesso alle aziende che investono in costi di Ricerca e Sviluppo, aumentando la misura del credito d’imposta che sale dall’attuale 25% al 50%, nonché all’aumento del limite massimo di credito d’imposta fruibile in ogni anno.

Le novità di certo non mancano. Ad oggi si tratta ancora di un disegno di legge ed è molto probabile, nonché assolutamente normale, che lungo il percorso le carte in tavola potrebbero cambiare. Dunque, non resta che aspettare ancora qualche mese prima di arrivare alla definitiva entrate in vigore della legge.

 

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IMPRESE PER CASSA DAL 1° GENNAIO 2017 
Posted by:Alberto Liviero, ottobre - 22 - 2016

Dal 1° gennaio 2017 per le imprese in contabilità semplificata si deroga al criterio della competenza, in favore di un regime per cassa. Costi e ricavi saranno dunque determinati in base agli incassi ricevuti o ai pagamenti effettuati. Non rileveranno più nella determinazione del reddito né le rimanenze finali né quelle iniziali, mentre rimarranno ferme le regole di determinazione e imputazione temporale degli altri componenti positivi e negativi (es. ammortamenti).

LE CONSEGUENZE
La nuova modalità di determinazione del reddito per i semplificati assomiglierà molto a quello già oggi in vigore per i professionisti (ex articolo 54 del Tuir). Il regime presenta così il vantaggio di poter tassare solo le fatture effettivamente incassate e non anche, come spesso avviene, il reddito riferibile a crediti non esigibili in quanto in sofferenza. Anche la base imponibile Irap sarà determinata con le nuove regole facilitando così i calcoli nel passaggio da una forma di tassazione all’altra

L’OPZIONE PER LA CONTABILITÀ ORDINARIA
Il contribuente potrà sempre optare per la contabilità ordinaria, indipendente dal proprio volume di ricavi incassati. I limiti per il passaggio alla contabilità ordinaria obbligatoria restano invece quelli oggi in vigore ossia 400.000 euro per le imprese aventi a oggetto prestazioni di servizi, 700.000 euro per le altre attività.
L’opzione avrà effetto dall’inizio del periodo di imposta nel corso del quale è esercitata fino a revoca e in ogni caso almeno per il periodo stesso e i due successivi

I REGISTRI
Nel regime “di cassa” sarà necessario procedere ad annotare cronologicamente, in appositi registri, i ricavi percepiti e le spese sostenute indicando il relativo importo, e le generalità, del soggetto che effettua/riceve il pagamento, nonchè gli estremi della fattura, così come gli altri componenti positivi e negativi.
I registri tenuti ai fini Iva, potranno sostituire i “cronologici” qualora vi siano separate annotazioni degli incassi e pagamenti

 

 

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SELFIEMPLOYMENT: NUOVA OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI
Posted by:Alberto Liviero, ottobre - 03 - 2016

Il SELFIEmployment sostiene l’avvio di nuove piccole iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo con programmi di spesa inclusi tra 5.000 e 50.000 euro attraverso la concessione di finanziamenti agevolati senza interessi e non assistiti da nessuna forma di garanzia reale e/o di firma. Il seguente contributo si limiterà ad evidenziare i 5 elementi che ritengo essenziali per ottenere un quadro generale dell’agevolazione ma invito chiunque fosse interessato ad un approfondimento della normativa, della procedura o dei requisiti di accesso di rivolgersi ad un professionista del settore o di consultare i portali Invitalia o Garanzia Giovani.

REQUISITI DI ACCESSO

Per accedere alla misura in questione i richiedenti devono possedere alcuni requisiti:

  • età compresa tra i 18 e i 29 anni;
  • NEET, cioè senza un lavoro e non impiegati in percorsi di studio o di formazione professionale (Not in Education, Employment or Training)
  • Iscritti al programma Garanzia Giovani

SETTORI AGEVOLABILI

I finanziamenti saranno ammissibili per le iniziative riferibili a tutti i settori della produzione di beni, fornitura di servizi e commercio, quali ad esempio: turismo, servizi per l’ambiente, servizi ICT, risparmio energetico ed energie rinnovabili, servizi alle imprese operanti nel commercio al dettaglio e all’ingrosso, manifatturiere o artigiane.

 SOGGETTI ESCLUSI

Sono esclusi dalla possibilità di finanziamento:

  • i settori della pesca e dell’acquacultura, della produzione primaria in agricoltura, nonché, in generale, le attività che si riferiscono a settori esclusi dall’articolo 1 del Regolamento UE 1407/2013;
  • le attività riguardanti le lotterie, le scommesse, le case da gioco.

 FINANZIAMENTI

I finanziamenti agevolati sono così ripartiti:

  • microcredito, per iniziative con programmi di spesa inclusi tra i 5.000 ed i 25.000 euro;
  • microcredito esteso, per iniziative con programmi di spesa inclusi tra i 25.001 ed i 35.000 euro;
  • piccoli prestiti, per iniziative con programmi di spesa inclusi tra i 35.001 ed i 50.000 euro.

TIPOLOGIA DI SPESE

Le spese di investimento dovranno essere regolarmente documentate, e potranno riferirsi alle seguenti voci:

  • attrezzature, macchinari, impianti e allacciamenti
  • beni immateriali ad utilità pluriennale, ad eccezione di brevetti licenze e marchi ivi comprese spese di ingresso per le iniziative in franchising;
  • ristrutturazione di immobili entro il limite massimo del dieci per cento del valore degli investimenti ammessi.
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Crowdfunding & sharing economy: normativa cercasi
Posted by:Alberto Liviero, settembre - 08 - 2016

Il crowdfunding è una modalità di raccolta di denaro per finanziare nuovi progetti, attività imprenditoriali o idee. Esso consente ai fundraiser di accumulare denaro attraverso piattaforme on line che consentono di raggiungere un numero illimitato di potenziali investitori. Questo particolare forma di raccolta fondi, che in Italia fa “stranamente” fatica a decollare rispetto ad altri paesi UE ed oltreoceano, è usato per lo più da start-up e PMI innovative quale modalità di accesso a finanziamenti.
Figlio della sharing economy, il crowdfunding è uno dei pochi strumenti che può vantare una regolamentazione avvenuta di recente a livello nazionale. In realtà, nelle sue più svariate forme (donation based, reward based, equity-based crowdfunding, royalty based), il legislatore si è limitato a disciplinare solamente l’equity-based crowdfunding, regolando, da un lato, la gestione delle piattaforme on line per la raccolta di capitali per start-up e PMI innovative e, dall’altro, le offerte al pubblico condotte attraverso le piattaforme on line per la raccolta di capitali. L’ottica, non solo nazionale, dunque è quella di percorrere una strada volta alla regolamentazione della sharing economy. Di recente, infatti, nel corso dell’audizione del 26 luglio 2016 presso la Camera dei Deputati, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni spunti di riflessione sulla proposta di legge finalizzata a disciplinare le piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi e a promuovere l’economia della condivisione.
L’obiettivo della proposta di legge in materia di sharing economy, consiste nel garantire equità e trasparenza, soprattutto in termini di regole e di fiscalità, tra i soggetti che operano in tale ambito e gli operatori economici tradizionali e, al contempo, nel tutelare i consumatori soprattutto per gli aspetti connessi alla sicurezza, alla salute, alla privacy e alla trasparenza delle condizioni contrattuali.
Un primo passo in avanti è stata fatto ma c’è ancora molta strada da percorrere.

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