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CR7: Numeri e curiosità di chi non è solo un giocatore di calcio
Posted by:Alberto Liviero, luglio - 19 - 2018

Che Cristiano Ronaldo sia un giocatore di un altro pianeta, senza eguali, è ormai un fatto assodato. Il suo palmarès personale e la stanza dei trofei di casa Madrid e Manchester non necessitano di commenti, parlano da soli. Ma che sia un alieno anche al di fuori del terreno di gioco, forse, non tutti ne sono al corrente. Dunque, non solo record e titoli sportivi ma anche economici e finanziari come lo dimostrano i numeri che analizzeremo di seguito.

Il trasferimento del giocatore dall’orbita del Real Madrid a quella della Juventus non ha precedenti, per lo meno per un club italiano. Dalle cifre riportate sui quotidiani è possibile stimare il costo complessivo dell’operazione: circa 390 milioni di euro. La cifra è così suddivisa: ingaggio lordo quadriennale di 274 milioni, costo per l’acquisto del cartellino 100 milioni, più la generosa commissione di 20 milioni all’agente del giocatore originario di Funchal, Madera.

Calcio e Finanza, in questo interessante articolo, dà una lettura più approfondita individuando l’impatto sul prossimo bilancio 2018-2019 stimato in 96,42 milioni (somma tra il costo azienda di circa 68,42 milioni e l’ammortamento di 12 milioni). Cifra destinata a salire (128,5 milioni) se si considerano le altre operazioni di mercato in entrata già siglate da Marotta & Co.

È chiaro che per far fronte ad un investimento di tale portata servono entrate decisamente maggiori rispetto a quelle registrate negli ultimi bilanci. Sempre Calcio e finanza, sull’esperienza del trasferimento di Neymar al PSG, stima un incremento del 30% prodotto dal merchandising (indicativamente sui 6 milioni di euro). Altre entrate (circa 21 milioni di euro) dovrebbero giungere dallo stadio di proprietà a seguito dell’aumento del prezzo degli abbonamenti. Si aggiungono alla lista i milioni previsti dal percorso in Champions League (27 più ulteriori 48 in caso di vittoria). Probabile anche il sacrificio di che qualche pezzo pregiato dell’attuale rosa campione d’Italia (Higuain, Alex Sandro, Rugani ???) per garantire ulteriore liquidità nelle casse societarie.

Inoltre, sull’onda della CR7 mania, entrate fresche potrebbero arrivare dagli attuali sponsor ( tra cui Jeep, Adidas, Allianz e Samsung), tutti pronti a vedere il proprio marchio associato non più solo alla Juventus, ma anche a un campione del calibro di Cristiano Ronaldo, divenuto ormai un brand a sé.

Sì esatto, un brand. Come lo definireste un giocatore di calcio che, oltre ad avere legato la sua immagine a decine di brand e prodotti commerciali con contratti pubblicitari milionari (su tutti Nike, Clear, Tag Heuer, Pokerstars, Herbalife) riesce a fare terra bruciata anche sui social media? Neanche sommando i followers dei 3 principali social network di Juventus e Real Madrid si raggiungono i numeri del fenomeno Portoghese.

Social network CR7 Juventus Real Madrid
Facebook 122 mil 33 mil 109 mil
Instagram 137 mil 12,7 mil 61 mil
Twitter 73,5 mil 6,17 mil 30,6 mil

Ma il vero colpo gobbo l’ha messo a segno il fisco italiano (si, avete letto bene!). Mi riferisco alla Flat Tax per i redditi di natura estera. Introdotta dalla Legge di Bilancio 2017, con l’idea di attrarre nell’economia italiana gli investimenti dei vari Paperon de Paperoni di tutto il mondo, la Flat Tax dà la possibilità, per chi prende la residenza in Italia, di optare per l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef nella misura di 100.000 euro sui redditi prodotti all’estero. Nel caso di CR7 si tratta di un vero e proprio affare.

Siamo di fronte ad uno degli assist più belli del fisco italiano, nei confronti delle principali rose della serie A, per poter mettere a segno colpi di mercato sulla scia del neo acquisto della “Vecchia Signora”.

Messi e Neymar* sono alla porta…anzi, davanti alla porta.

 

* La norma fiscale si applica anche agli atleti che sono cittadini di paesi non membri dell’Unione Europea o dello spazio Schengen ma a condizioni differenti

 

credit image Juventus.com

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Sponsorizzazioni Sportive: fino a 200 mila Euro la spesa è deducibile.
Posted by:Alberto Liviero, maggio - 07 - 2018

Da sempre le sponsorizzazioni rappresentano la forma principale di finanziamento per le ASD e per le SSD e da altrettanto tempo le stesse sono state oggetto di contestazione da parte dell’amministrazione finanziaria.

La recente sentenza della corte di cassazione n. 1420/2018 dovrebbe aver definitivamente archiviato l’annosa questione delle sponsorizzazioni a favore delle Associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e delle Società sportive dilettantistiche (SSD). Ma il condizionale è d’obbligo.

Prima di addentrarci nel cuore del post apro una piccola parentesi per fare chiarezza su una differenza molto importante. Il terzo settore, in cui rientrano le ASD e le SSD, è stato di recente riformato con l’entrata in vigore del D.Lgs. 117/201, il quale ha istituito una nuova figura nel panorama del non profit: l’ente del terzo settore (ETS). Attenzione!! La legge prevede che un ente del terzo settore possa fare attività sportiva dilettantistica ma che una ASD, come tale, non faccia parte del terzo settore.

Quindi quando si parla di ASD (o di SSD) non bisogna fare confusione con gli ETS che sono disciplinati da regole, soprattutto fiscali, differenti.

Fatta questa doverosa premessa vediamo ora come sono trattate fiscalmente le sponsorizzazioni nell’ottica del soggetto erogatore.

L’art. 90, comma 8 della L. 289/2002, stabilisce che “i corrispettivi in denaro o in natura, erogati in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche, non superiori all’importo annuo di 200.000,00 euro, costituiscono per il soggetto erogante spese di pubblicità”. Siamo di fronte ad una vera e propria presunzione legale assoluta.

Nonostante ciò, questo principio è stato, fino a questo momento, spesso disatteso dall’amministrazione finanziaria, contestando le deducibilità in capo al soggetto erogatore delle somme. Questa presa di posizione, contro corrente rispetto alla norma, è dovuta dal fatto che le sponsorizzazioni sono state spesso utilizzate in modo improprio dagli imprenditori per alleggerire il tax rate. Alla base delle contestazioni dell’ag. Entrate:

  • l’inesistenza delle operazioni contrattualizzate alla corretta qualificazione del costo;
  • la non inerenza, non congruità e antieconomicità della spesa sostenuta.

Ciò, nel tempo, ha comportato una difficoltà sempre più evidente nel poter dedurre le spese di pubblicità e sponsorizzazione.

Fortunatamente la giurisprudenza è di altro indirizzo: il recente orientamento che si sta consolidando (sentenze 1420/2018 e 21333, 14235 e 8981 del 2017) ribadisce la congruità e l’inerenza, per presunzione assoluta, delle spese di sponsorizzazioni sostenute verso le Asd e le Ssd, fino all’importo annuo di 200 mila euro in virtù di quanto contenuto nell’articolo 90, comma 8, della legge 289/2002, che le qualifica espressamente come costi di pubblicità. Inoltre, ed è qui la vera novità, non è più a carico del contribuente l’onere di provare l’inerenza e la congruità del costo. È sufficiente, infatti, che le associazioni e società sportive dilettantistiche siano effettive ed iscritte al Coni, che i corrispettivi erogati siano destinati alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto sponsor e, infine, che a fronte dell’erogazione di queste somme venga riscontrata una specifica attività in tal senso da parte dell’associazione beneficiaria.

 

 

 

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È solo una questione di tempo. Non si sa quando ma, prima o poi, ci sarà sicuramente il momento in cui l’imprenditore avrà la necessità di ricorrere al credito bancario per far fronte a particolari investimenti. Ad esempio per l’acquisto di macchinari, attrezzatura, arredi, per la realizzazione di lavori edili per l’ammodernamento dei locali o molto semplicemente anche per dare spinta alla fase di start-up.

Ma, si sa, ultimamente è difficile ottenere finanziamenti bancari se non coperti da adeguate garanzie. Tuttavia, in alternativa al credito bancario è possibile far ricorso alla finanza agevolata.

La Finanza agevolata è uno degli strumenti a disposizione delle imprese per sostenere investimenti, sviluppare l’attività, favorire l’avvio di nuovi progetti o l’assunzione di nuovo personale a condizioni più vantaggiose di quelle di mercato.

La finanza agevolata si avvale dei seguenti strumenti:

– Finanziamenti agevolati regionali;
– Bandi europei a fondo perduto;
– Credito d’imposta al 50%;
– Rimborso fiscale sugli investimenti in beni strumentali;

Di seguito una serie di bandi e agevolazioni attualmente a disposizione.

BANDO ISI-INAIL che consiste nel contributo del 65% per miglioramento ambienti di lavoro attraverso l’acquisto di nuovi macchinari, attrezzature, autogru, escavatori, muletti e per la sostituzione e rimozione dell’ETERNIT (amianto) per rifacimento tetti di capannoni industriali e laboratori artigianali.

A chi sostiene spese in RICERCA E SVILUPPO per la realizzazione di un nuovo prodotto o di analisi di un nuovo processo produttivo, giusto per citarne alcuni, è riconosciuto un credito d’imposta del 50%.

CREAZIONE D’IMPRESA incentivi fino a 50.000 euro rivolto a disoccupati e maggioranza soci con meno di 30 anni o fino a 1,5 milioni di euro rivolto a occupati e non occupati senza limiti di età per le donne, limite dei 36 anni per gli uomini.

Per la categoria degli AUTOTRASPORTATORI è previsto il rimborso fino a 20.000 euro per acquisto di nuovi camion a gpl/metano oppure rimborso fino a 8.000 euro se diesel nuovi e fino a 5.000 per acquisto di rimorchi e containers.

AGEVOLAZIONI E CREDITI ALL’ESPORTAZIONE per le imprese che vogliono vendere i propri prodotti all’estero. L’agevolazione consiste nel rimborso o nel credito d’imposta a seconda della tipologia di spese sostenute.

Infine per le AZIENDE AGRICOLE è prevista l’erogazione, dal 40% al 50% a fondo perduto per l’acquisto di nuovi trattori e di attrezzature agricole nuove.

Le agevolazioni non mancano. Spetta all’imprenditore, o aspirante tale, cogliere queste opportunità.

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Bitcoin e Criptovalute: gli aspetti fiscali
Posted by:Alberto Liviero, febbraio - 06 - 2018

Almeno una volta a settimana trascorro la pausa caffè in compagnia di un carissimo amico. Tra un lungo ed un normale gli argomenti all’ordine del giorno sono pressoché sempre gli stessi: calcio, lavoro e polemica sterile. A stravolgere la nostra routine ci pensa la sua ultima scoperta: “Ho investito in Bitcoin. Devo dichiararli?” Metto giù la tazzina, lo guarda e sorrido.

Quello dei Bitcoin, o più in generale delle criptovalute, è un tema di forte attualità ma purtroppo ad oggi in Italia, nonostante il virtuosismo nella produzione di (ab)norme, non esiste una disciplina ad hoc. La risoluzione dell’agenzia entrate n. 72E del 2016 è l’unica, se così si può dire, fonte dalla quale è possibile attingere qualche informazione.

Nella risoluzione in questione, in risposta ad un interpello, l’Ag. Entrate affronta il tema dei Bitcoin sotto un duplice profilo:

  • per chi possiede Bitcoin nell’esercizio dell’attività d’impresa;
  • per chi possiede Bitcoin per fini non speculativi (persona fisica non possessore di partita iva).

L’amico junior trader si colloca esattamente nel secondo profilo. Vediamo quali sono i riflessi fiscali di questo suo investimento.

Limitandoci a quanto indicato nella risoluzione, l’agenzia entrate afferma che dalle operazioni di acquisto e vendite di valuta non si generano plusvalenze imponibili in quanto viene a mancare un presupposto essenziale: il fine speculativo.

In realtà, secondo una corrente di pensiero, ciò non sembrerebbe corretto, in quanto il legislatore fiscale, con l’articolo 67 c. 1-ter del TUIR, ha voluto colpire le operazioni di finanza, alla base delle quali soggiace un vero e proprio fine speculativo.

Secondo il menzionato articolo, infatti,  le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere concorrono a formare il reddito a condizione che nel periodo d’imposta la giacenza dei depositi e conti correnti sia superiore a 51.645,69€ per almeno sette giorni lavorativi consecutivi.

Quindi, alla luce di ciò, ci sono tre possibilità:

  • adeguarsi alla risoluzione dell’agenzia entrate e non dichiarare eventuali plusvalenze per mancanza del presupposto speculativo (potenziale rischio di contenzioso);
  • dichiarare le eventuali plusvalenze secondo quanto disposto dall’articolo 67;
  • dichiarare, in ogni caso, tutte le plusvalenze.

 

Un tema, a mio avviso di notevole importanza, che la risoluzione non considera è il monitoraggio fiscale.

Chi ha investimenti all’estero, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, deve indicarli nella dichiarazione annuale dei redditi, nell’apposito quadro RW del modello unico che permette di assolvere ad un duplice obbligo: il monitoraggio fiscale e il pagamento dell’imposta Ivafe.

Nel caso delle criptovalute diventa fondamentale conoscere la sede dell’exchange (il sito dove è possibile negoziare le criptovalute) e in quale paese è collocato il wallet (portagoglio) che detiene le criptovalute. Questo perché se il wallet si trova al di fuori del territorio italiano la compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi diviene necessaria, pena il rischio di incorrere in pesanti sanzioni.

Anche in questo ambito non c’è unanimità. Di fatti un’altra corrente di pensiero considera le criptovalute a-territoriali, cioè non detenute né all’estero né in Italia. Ciò comporterebbe l’esonero da ogni obbligo di monitoraggio fiscale.

 

Le interpretazioni non mancano. E aggiungo: tutte più che condivisibili. Una forte e decisa presa di posizione da parte dell’amministrazione finanziaria non può farsi attendere ulteriormente. È impossibile non rendersi conto della portata sempre più ampia che stanno assumendo le criptovalute e del caos (o vuoto) normativo in cui si trovano i  contribuenti. Serve chiarezza.

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Industria 4.0 – La nuova Sabatini 2018
Posted by:Alberto Liviero, gennaio - 12 - 2018

La Nuova Sabatini è l’agevolazione messa a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico con l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese. L’agevolazione si sviluppa attraverso investimenti per acquistare o acquisire in leasing macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali

REQUISITI SOGGETTIVI

Possono beneficiare dell’agevolazione le micro, piccole e medie imprese che alla data di presentazione della domanda:

  • sono regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese o nel Registro delle imprese di pesca
  • sono nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali
  • non rientrano tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti considerati illegali o incompatibili dalla Commissione Europea
  • non si trovano in condizioni tali da risultare imprese in difficoltà
  • hanno sede in uno Stato Membro purché provvedano all’apertura di una sede operativa in Italia entro il termine previsto per l’ultimazione dell’investimento

Sono ammessi tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca, ad eccezione dei seguenti:

  • attività finanziarie e assicurative
  • attività connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione

COSA FINANZIA

I beni devono essere nuovi e riferiti alle immobilizzazioni materiali per impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali e altri beni ovvero spese classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale alle voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4 dell’articolo 2424 del codice civile, come declamati nel principio contabile n.16 dell’OIC (Organismo italiano di contabilità), nonché a software e tecnologie digitali.

LE AGEVOLAZIONI

Consistono nella concessione da parte di banche e intermediari finanziari, aderenti all’Addendum alla convenzione tra il Ministero dello sviluppo economico, l’Associazione Bancaria Italiana e Cassa depositi e prestiti S.p.A., di finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese per sostenere gli investimenti previsti dalla misura, nonché di un contributo da parte del Ministero dello sviluppo economico rapportato agli interessi sui predetti finanziamenti.

L’investimento può essere interamente coperto dal finanziamento bancario (o leasing)

Il finanziamento, che può essere assistito dalla garanzia del “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese” fino all’80% dell’ammontare del finanziamento stesso, deve essere:

  • di durata non superiore a 5 anni
  • di importo compreso tra 20.000 euro e 2 milioni di euro interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili

 

L’amomntare del contributo del Ministero dello sviluppo economico è determinato in misura pari al valore degli interessi calcolati, in via convenzionale, su un finanziamento della durata di cinque anni e di importo uguale all’investimento, ad un tasso d’interesse annuo pari al:

  • 2,75% per gli investimenti ordinari
  • 3,575% per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti (investimenti in tecnologie cd. “industria 4.0”)

cliccando QUI è possibile accedere al portale del Ministero dello Sviluppo Economico ed accedere a tutte le info e alla documentazione necessaria.

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Lo Stato di salute delle SRL Italiane
Posted by:Alberto Liviero, dicembre - 05 - 2017

Secondo uno studio realizzato dalla Fondazione nazionale Commercialisti, “L’osservatorio sui bilanci delle srl. Anni 2014-2016”, su un campione di circe 332mila imprese, è emersa una crescita costante di alcuni dei principali indicatori di performance delle società a responsabilità limitata.

In particolare il 2016 è risultato l’anno che ha messo a referto dei risultati decisamente migliori rispetto al biennio precedente.

Nello specifico sono 5 gli indicatori presi in considerazione:

  • Fatturato: crescita del 3,3% rispetto al 2015;
  • Numero di impiegati: numero di addetti che segna un + 3,7%;
  • Valore aggiunto: incremento di valore nell’ambito della produzione di beni e servizi del 5,3%;
  • Il ROi, indice di redditività degli investimenti, che può vantare un incremento di ben 0,9 punti percentuale passando dal 6,6% al 5,7% dell’anno precedente;
  • ROE, l’indice di redditività del capitale proprio, che, seppur non con lo stesso slancio del cugino ROI, ha comunque portato a casa un + 0,2% passando dal 68,2% del 2015 al 68,4% del 2016.

Proseguendo nella lettura dello studio c’è un’altra importante considerazione degna di nota: il miglioramento degli indici non si focalizza su particolari settori trainanti ma interessa tutti i settori produttivi delle rispettive società campione. Si può, quindi, tranquillamente parlare di un miglioramento generalizzato.

SETTORI PRODUTTIVI FATTURATO VALORE AGGIUNTO
Servizi prof. ed ass.vi +7,5% Costruzioni +4,9%

 

Commercio +7,5%

 

Trasporti + 5,9%

 

Commercio +4,3%

 

Trasporti +7,2%

 

Commercio + 3,8%

 

Trasporti 2,8%

 

Servizi + 6,7%

 

Industria +2%

 

Servizi +2,7%

 

 

Sono dati che scaldano il cuore. Dopotutto le srl rappresentano il patrimonio dell’imprenditoria italiana e poter vantare un così eccellente stato di salute non può che far ben sperare per il futuro.

Avanti così, avanti tutta.

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PMI digitali: al via i voucher digitalizzazione
Posted by:Alberto Liviero, novembre - 02 - 2017

Il Voucher digitalizzazione è una misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese che prevede un contributo, tramite concessione di un voucher, di importo non superiore a 10 mila euro nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili, finalizzato all’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.

Il voucher è utilizzabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che consentano di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Le domande potranno essere presentate dalle imprese, esclusivamente tramite la procedura telematica, a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018.

Già dal 15 gennaio 2018 sarà possibile accedere alla procedura informatica e compilare la domanda.

Di seguito i link informativi:

Link 1 

Link 2

 

 

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E-commerce: Anche per il 2017 il trend è positivo
Posted by:Alberto Liviero, ottobre - 17 - 2017

L’Osservatorio e-commerce B2C del Politecnico di Milano, giunto alla diciottesima edizione 2017, ha scattato una fotografia dello stato di salute dell’e-commerce in Italia. Uno dei risultati più interessanti è quello messo a segno dal settore alimentare con un +43 % rispetto all’anno precedente. Impossibile restare indifferenti.

A seguire il settore dell’arredamento con un +31% ed un più che onorevole terzo posto, a pari merito, per i settori dell’abbigliamento e delle tecnologie con un +28%, sempre rispetto all’anno precedente. Fanalino di coda per i servizi assicurativi, per i quali invece l’on-line resta ancora un mercato poco appetibile.

La novità, riportata dall’osservatorio, è che per la prima volta il valore dei prodotti supera quello dei servizi con una quota di mercato del 52% contro il 48%. Questa inversione di tendenza delle abitudini dei consumatori ha fatto sì che l’e-commerce sia diventato un canale di vendita al pari della moderna distribuzione.

Non è un caso, infatti, che un colosso come Amazon, dopo aver dato spazio alle botteghe artigianali del made in Italy, abbia aperto nuovi store nei settori dell’abbigliamento, pets e Food & Grocery.

 

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Imprenditoria Femminile: Contributi dalla Regione Veneto
Posted by:Alberto Liviero, settembre - 20 - 2017

Buone, anzi ottime notizie dalla Regione Veneto per l’imprenditoria femminile. Di fatti sono stati stanziati ben 3 milioni di euro di contributi a fondo perduto per le donne imprenditrici e le imprese a prevalente partecipazione femminile. Una sorta di 8 marzo anticipato.

Ma vediamo più nel dettaglio cosa prevede il bando.

 

SOGGETTI AMMESSI

Sono ammesse alle agevolazioni le micro, piccole e medie imprese (PMI), che rientrano in una delle seguenti tipologie:

  • imprese individuali di cui sono titolari donne residenti nel Veneto da almeno due anni;
  • società anche di tipo cooperativo i cui soci e organi di amministrazione sono costituiti per almeno due terzi da donne residenti nel Veneto da almeno due anni e nelle quali il capitale sociale è per almeno il cinquantuno per cento di proprietà di donne.

Ma attenzione le PMI in questione devono anche esercitare un’attività economica classificata con codice ISTAT ATECO 2007 primario e/o secondario nei settori indicati nell’Allegato B (vedi link a fine post).

 

SPESE AMMISSIBILI

Sono ammissibili le spese relative all’acquisto di beni materiali e immateriali e servizi rientranti nelle seguenti categorie:

  • macchinari, impianti produttivi, hardware, attrezzature ed arredi nuovi di fabbrica;
  • mezzi di trasporto ad uso interno o esterno, a esclusivo uso aziendale, con l’esclusione delle autovetture;
  • opere edili/murarie e di impiantistica (e relative spese di progettazione, direzione lavori e collaudo)
  • programmi informatici.

Non sono invece ammesse le spese per l’acquisto di telefoni cellulari, smartphone, tablet, laptop e altri mobile devices.

 

FORMA E IMPORTO CONTRIBUTO

L’agevolazione, nella forma di contributo a fondo perduto, è pari al 30% della spesa rendicontata ammissibile per la realizzazione dell’intervento:

  • nel limite massimo di euro 45.000,00 corrispondenti a una spesa rendicontata ammissibile pari o superiore a euro 150.000,00;
  • nel limite minimo di euro 6.000,00 corrispondenti a una spesa rendicontata ammissibile pari a euro 20.000,00 (ventimila/00).

Non sono ammesse le domande di partecipazione in cui l’investimento previsto comporti spese ammissibili per un importo inferiore a euro 20.000,00.

A questo link è possibile accedere alla documentazione relativa al bando presente nel portale della Regione Veneto

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Dress-Code: quando il costo è deducibile
Posted by:Alberto Liviero, aprile - 20 - 2017

“Posso dedurmi le spese per il vestiario?”. Questa è una delle classiche domande “da bar” ma sono sicuro che, in realtà, più di qualcuno me l’ha posta seriamente. Ebbene la risposta è “nì”.

La questione della deducibilità del vestiario collegato all’esercizio di una attività di lavoro autonomo (professionisti ed agenti di commercio) è stata poco esaminata dalla giurisprudenza e si presta facilmente a rilievi fiscali da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Di fatti, se da un lato la deduzione delle spese per alcune tipologie di vestiti la prova dell’inerenza è inconfutabile (la toga per l’avvocato o gli indumenti necessari per la sicurezza nel luogo di lavoro) dall’altro lato è altrettanto facile contestare la mancata inerenza della spesa sostenuta per un indumento destinato ad un impiego non solo professionale ma anche privato. Mi viene in mente il frac per il direttore d’orchestra il cui utilizzo potrebbe avere anche un impiego nella vita privata.

Una nota sentenza della C.T. Prov. di Milano la, n. 6443/40/16, ai più conosciuta come la “Sentenza Belen” (sì esatto, proprio quella Belen), ha sancito la deducibilità al 50% dei costi per l’abbigliamento utilizzato durante le prestazioni professionali.

Nel caso esaminato i giudici hanno consentito la deduzione degli abiti utilizzati durante le trasmissioni televisive in quanto erano stati acquistati direttamente dalla presentatrice, come risultava dai contratti d’ingaggio. Da questi ultimi, infatti, emergeva che per le trasmissioni televisive era espressamente previsto che l’artista dovesse usare un adeguato vestiario moderno di sua proprietà. Alla luce di ciò l’inerenza di detti costi, fatti rientrare nella sfera professionale della presentatrice televisiva, è stata ritenuta oggettivamente dimostrata e, quindi, consentita la deducibilità del 50% dei relativi importi.

Analoghe conclusioni dovrebbero dunque valere per tutti quei professionisti che, per contratto o accordi formali, sono tenuti a indossare determinati abiti in occasione di incontri con i clienti, laddove sia previsto, appunto, uno specifico e adeguato abbigliamento professionale. Coloro che, invece, operano individualmente, potendo scegliere in libertà come vestirsi, non potrebbero avvalersi di questo eventuale “vincolo contrattuale”.

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