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Sponsorizzazioni Sportive: fino a 200 mila Euro la spesa è deducibile.
Posted by:Alberto Liviero, maggio - 07 - 2018

Da sempre le sponsorizzazioni rappresentano la forma principale di finanziamento per le ASD e per le SSD e da altrettanto tempo le stesse sono state oggetto di contestazione da parte dell’amministrazione finanziaria.

La recente sentenza della corte di cassazione n. 1420/2018 dovrebbe aver definitivamente archiviato l’annosa questione delle sponsorizzazioni a favore delle Associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e delle Società sportive dilettantistiche (SSD). Ma il condizionale è d’obbligo.

Prima di addentrarci nel cuore del post apro una piccola parentesi per fare chiarezza su una differenza molto importante. Il terzo settore, in cui rientrano le ASD e le SSD, è stato di recente riformato con l’entrata in vigore del D.Lgs. 117/201, il quale ha istituito una nuova figura nel panorama del non profit: l’ente del terzo settore (ETS). Attenzione!! La legge prevede che un ente del terzo settore possa fare attività sportiva dilettantistica ma che una ASD, come tale, non faccia parte del terzo settore.

Quindi quando si parla di ASD (o di SSD) non bisogna fare confusione con gli ETS che sono disciplinati da regole, soprattutto fiscali, differenti.

Fatta questa doverosa premessa vediamo ora come sono trattate fiscalmente le sponsorizzazioni nell’ottica del soggetto erogatore.

L’art. 90, comma 8 della L. 289/2002, stabilisce che “i corrispettivi in denaro o in natura, erogati in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche, non superiori all’importo annuo di 200.000,00 euro, costituiscono per il soggetto erogante spese di pubblicità”. Siamo di fronte ad una vera e propria presunzione legale assoluta.

Nonostante ciò, questo principio è stato, fino a questo momento, spesso disatteso dall’amministrazione finanziaria, contestando le deducibilità in capo al soggetto erogatore delle somme. Questa presa di posizione, contro corrente rispetto alla norma, è dovuta dal fatto che le sponsorizzazioni sono state spesso utilizzate in modo improprio dagli imprenditori per alleggerire il tax rate. Alla base delle contestazioni dell’ag. Entrate:

  • l’inesistenza delle operazioni contrattualizzate alla corretta qualificazione del costo;
  • la non inerenza, non congruità e antieconomicità della spesa sostenuta.

Ciò, nel tempo, ha comportato una difficoltà sempre più evidente nel poter dedurre le spese di pubblicità e sponsorizzazione.

Fortunatamente la giurisprudenza è di altro indirizzo: il recente orientamento che si sta consolidando (sentenze 1420/2018 e 21333, 14235 e 8981 del 2017) ribadisce la congruità e l’inerenza, per presunzione assoluta, delle spese di sponsorizzazioni sostenute verso le Asd e le Ssd, fino all’importo annuo di 200 mila euro in virtù di quanto contenuto nell’articolo 90, comma 8, della legge 289/2002, che le qualifica espressamente come costi di pubblicità. Inoltre, ed è qui la vera novità, non è più a carico del contribuente l’onere di provare l’inerenza e la congruità del costo. È sufficiente, infatti, che le associazioni e società sportive dilettantistiche siano effettive ed iscritte al Coni, che i corrispettivi erogati siano destinati alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto sponsor e, infine, che a fronte dell’erogazione di queste somme venga riscontrata una specifica attività in tal senso da parte dell’associazione beneficiaria.

 

 

 

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